Chi ha detto che le farfalle vivono poco non ha mai conosciuto certi maiali


«Il potere non corrompe. Il potere rivela.» – Robert Caro

C’era una volta un mondo in cui lo sport era sinonimo di sacrificio, talento e dedizione. Poi ci siamo svegliati, e abbiamo scoperto che invece era tutto un cinepanettone di quart’ordine, con dialoghi degni di un casting per un reality show.

La vicenda è di quelle che lasciano a bocca aperta. Emanuela Maccarani, storica allenatrice della Nazionale di ginnastica ritmica, viene licenziata dopo lo scandalo sulle presunte pressioni psicologiche sulle atlete. Ma mentre lei paga il conto, chi rimane alla guida della Federginnastica sembra divertirsi in una festa privata dove il dress code è il cattivo gusto e la volgarità è il piatto principale.

Intercettazioni telefoniche svelano una conversazione tra l’ex presidente Gherardo Tecchi e il suo successore Andrea Facci, che si dilettano in un siparietto maschilista su Ginevra Fiore Parrini, ex ginnasta italiana nata nel 1999 a Pisa. «Non è mai stata una farfalla!», dice Tecchi. «È solo una bella f…», risponde Facci. E giù risate, ammiccamenti e paragoni gastronomici poco lusinghieri.

Ma chi è Ginevra Parrini? Non un’invenzione dei due dirigenti, né una comparsa di passaggio nel mondo della ginnastica. Ha iniziato la sua carriera sportiva nella Società Ginnastica Etruria e nel 2014 ha rappresentato l’Italia ai Campionati Europei di Ginnastica Ritmica nella categoria junior. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, si è laureata in disegno industriale presso l’Università degli Studi di Firenze e ha intrapreso una carriera nella moda come modella. Fin qui, una storia di sport e crescita personale. Ma c’è di più. Recentemente, Parrini ha denunciato pubblicamente i presunti abusi subiti durante la sua esperienza nella ginnastica ritmica, unendosi ad altre ex atlete nel portare alla luce comportamenti inappropriati all’interno dell’ambiente sportivo.

E mentre lei racconta la sua verità, Tecchi e Facci ridacchiano al telefono, riducendola a un oggetto di commenti da spogliatoio. Il tutto condito da perle di saggezza da bar sport come «è il vantaggio delle donne su di noi» e «se tu invece ti metti con i calzoncini corti ti sputano in un occhio». Un capolavoro di eleganza, che avrebbe fatto invidia ai peggiori sceneggiatori di film scadenti.

Ma al di là dell’aspetto grottesco, questa storia racconta molto di più di un semplice scambio di battute volgari. Racconta di un sistema in cui chi dovrebbe guidare con professionalità e integrità si abbandona a chiacchiere degne di un gruppo di adolescenti immaturi. Racconta di come l’oggettivazione delle donne sia ancora profondamente radicata, specialmente in ambienti dove il merito dovrebbe essere l’unico criterio di valutazione. E racconta di un potere che si autoalimenta, fatto di complicità, risate sguaiate e un senso di impunità che lascia sgomenti.

Commento critico

Questa vicenda non è solo un episodio imbarazzante: è lo specchio di un ambiente che troppo spesso si crede immune da qualsiasi forma di rispetto e professionalità. La Federginnastica, anziché preoccuparsi di ricostruire un’immagine credibile dopo gli scandali, si distingue per una gestione degna di una cena tra amici dopo troppe bottiglie di vino.

Il problema non è solo quello che viene detto, ma il contesto in cui certe conversazioni avvengono con leggerezza e impunità. Perché la vera differenza tra le farfalle e i maiali non è nella comodità della vita, ma nella capacità di volare alto o di sguazzare sempre nello stesso fango. E purtroppo, casi simili non sono affatto isolati: episodi di sessismo, arroganza e mancanza di etica si verificano anche in altre sedi sportive e non, dove il potere si trasforma troppo spesso in un lasciapassare per la mediocrità.

Dalla politica agli uffici dirigenziali, dai consigli d’amministrazione alle accademie, il copione si ripete con inquietante regolarità. Chi detiene il potere si sente libero di trattare le donne come elementi decorativi, di giudicarle per l’aspetto piuttosto che per la competenza, di ridurle a battute da spogliatoio mentre continua a tenere ben saldo il controllo delle leve decisionali. È una mentalità tossica che si trasmette di generazione in generazione, lasciando poco spazio a chi vorrebbe cambiare davvero le cose.

E mentre il mondo esterno si indigna per qualche ora e poi passa alla prossima notizia scandalosa, il sistema resta immobile, protetto dalla sua stessa arroganza. Perché la vera forza del potere non sta solo nel sapersi difendere, ma nel sapere che, alla fine, tutto verrà dimenticato. Fino alla prossima intercettazione, fino al prossimo scandalo, fino alla prossima risata sguaiata che ci ricorderà che, in certi ambienti, volare alto è un privilegio riservato a pochi. E non sempre sono le farfalle.

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

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